@LorenzoLamperti

Incrociate le tele, cari Spider-fan di ogni genere ed età, perché questa volta il caro vecchio arrampicamuri è davvero amazing. Sì, perché Marc Webb è finalmente riuscito a restituire tutto lo spirito dell'Uomo Ragno, o Spider Man che dir si voglia. Scene d'azione esaltanti, nemici interessanti (specialmente un Electro ineditamente di colore con l'interpretazione di un convincente Jamie Foxx), l'immancabile romance, e quella vena tragica che da sempre accompagna l'eroe in tuta rosso e blu.

La vicenda riprende da dove si era chiusa quella della prima, meno brillante, parte del reboot webbiano (mai cognome fu più azzeccato). Peter Parker sta per laurearsi e deve fare i conti la promessa fatta a George Stacy: tenere la sua adorata figlia Gwen lontana dai pericoli mettendo a tacere i suoi sentimenti per lei. Nel frattempo un signor nessuno (tipico personaggio alla Marvel) si illude prima di essere il migliore amico di Spidey per poi essere investito da un drammatico incidente: così Max Dillon diventerà Electro. Ma i guai per l'Uomo Ragno non sono di certo finiti. Ci si mette pure il Goblin II a complicargli la vita, dando via al sottotesto che porterà allo spin off con protagonisti i Sinistri Sei, sorta di sindacato criminale che gli amanti del fumetto ragnesco conoscono bene.

Due ore e venti e non sentirle. Il film di Webb diverte, intrattiene ed emoziona, in particolare chi ha già amato, o ama tuttora, il fumetto creato nel 1962 da quel geniaccio di Stan Lee con la (non tanto) amorevole partecipazione del disegnatore Steve Ditko. L'Uomo Ragno ha sempre appassionato il pubblico, prima fumettistico e poi cinematografico, per la sua trasversalità. Chiunque può riconoscersi in un imbranato e impacciato studente che all'improvviso riceve in dono, o in condanna, un grande potere.

Il bello è che chiunque può sognare di essere dietro quella maschera, di svolazzare tra i grattacieli della Grande Mela e salvare fanciulle in pericolo. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: la necessità del sacrificio, della rinuncia. Le grandi responsabilità sono quelle che tormentano Peter Parker. È possibile ricordarsele sempre e rinunciare a una vita al di fuori del costume oppure bisogna rassegnarsi a essere solo la maschera? Uomo Ragno oppure Ragno Uomo? Il dilemma è di difficile soluzione, tanto che la Casa delle Idee (nome in codice della Marvel) ci campa da più di 50 anni. Seppur Andrew Garfield non incarni proprio il goffo ma geniale occhialuto del primo Parker ma semmai la sua versione aggiornata al nuovo millennio della serie Ultimate, gli attori sono azzeccati, in particolare la bellissima Emma Stone. Certo, continua a sentirsi la mancanza del direttore del Daily Bugle J. Jonah Jameson ma c'è di che essere soddisfatti davanti a un film che è prima di tutto uno spettacolo per gli occhi. Come direbbe un'altra donna di Spidey, la rossa Mary Jane, Marc Webb va omaggiato con un bell'"ammettilo tigrotto, hai fatto centro".

emma stone 800@LorenzoLamperti

Incrociate le tele, cari Spider-fan di ogni genere ed età, perché questa volta il caro vecchio arrampicamuri è davvero amazing. Sì, perché Marc Webb è finalmente riuscito a restituire tutto lo spirito dell'Uomo Ragno, o Spider Man che dir si voglia. Scene d'azione esaltanti, nemici interessanti (specialmente un Electro ineditamente di colore con l'interpretazione di un convincente Jamie Foxx), l'immancabile romance, e quella vena tragica che da sempre accompagna l'eroe in tuta rosso e blu.

La vicenda riprende da dove si era chiusa quella della prima, meno brillante, parte del reboot webbiano (mai cognome fu più azzeccato). Peter Parker sta per laurearsi e deve fare i conti la promessa fatta a George Stacy: tenere la sua adorata figlia Gwen lontana dai pericoli mettendo a tacere i suoi sentimenti per lei. Nel frattempo un signor nessuno (tipico personaggio alla Marvel) si illude prima di essere il migliore amico di Spidey per poi essere investito da un drammatico incidente: così Max Dillon diventerà Electro. Ma i guai per l'Uomo Ragno non sono di certo finiti. Ci si mette pure il Goblin II a complicargli la vita, dando via al sottotesto che porterà allo spin off con protagonisti i Sinistri Sei, sorta di sindacato criminale che gli amanti del fumetto ragnesco conoscono bene.

Due ore e venti e non sentirle. Il film di Webb diverte, intrattiene ed emoziona, in particolare chi ha già amato, o ama tuttora, il fumetto creato nel 1962 da quel geniaccio di Stan Lee con la (non tanto) amorevole partecipazione del disegnatore Steve Ditko. L'Uomo Ragno ha sempre appassionato il pubblico, prima fumettistico e poi cinematografico, per la sua trasversalità. Chiunque può riconoscersi in un imbranato e impacciato studente che all'improvviso riceve in dono, o in condanna, un grande potere.

Il bello è che chiunque può sognare di essere dietro quella maschera, di svolazzare tra i grattacieli della Grande Mela e salvare fanciulle in pericolo. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: la necessità del sacrificio, della rinuncia. Le grandi responsabilità sono quelle che tormentano Peter Parker. È possibile ricordarsele sempre e rinunciare a una vita al di fuori del costume oppure bisogna rassegnarsi a essere solo la maschera? Uomo Ragno oppure Ragno Uomo? Il dilemma è di difficile soluzione, tanto che la Casa delle Idee (nome in codice della Marvel) ci campa da più di 50 anni. Seppur Andrew Garfield non incarni proprio il goffo ma geniale occhialuto del primo Parker ma semmai la sua versione aggiornata al nuovo millennio della serie Ultimate, gli attori sono azzeccati, in particolare la bellissima Emma Stone. Certo, continua a sentirsi la mancanza del direttore del Daily Bugle J. Jonah Jameson ma c'è di che essere soddisfatti davanti a un film che è prima di tutto uno spettacolo per gli occhi. Come direbbe un'altra donna di Spidey, la rossa Mary Jane, Marc Webb va omaggiato con un bell'"ammettilo tigrotto, hai fatto centro".

emma stone 800@LorenzoLamperti

Incrociate le tele, cari Spider-fan di ogni genere ed età, perché questa volta il caro vecchio arrampicamuri è davvero amazing. Sì, perché Marc Webb è finalmente riuscito a restituire tutto lo spirito dell'Uomo Ragno, o Spider Man che dir si voglia. Scene d'azione esaltanti, nemici interessanti (specialmente un Electro ineditamente di colore con l'interpretazione di un convincente Jamie Foxx), l'immancabile romance, e quella vena tragica che da sempre accompagna l'eroe in tuta rosso e blu.

La vicenda riprende da dove si era chiusa quella della prima, meno brillante, parte del reboot webbiano (mai cognome fu più azzeccato). Peter Parker sta per laurearsi e deve fare i conti la promessa fatta a George Stacy: tenere la sua adorata figlia Gwen lontana dai pericoli mettendo a tacere i suoi sentimenti per lei. Nel frattempo un signor nessuno (tipico personaggio alla Marvel) si illude prima di essere il migliore amico di Spidey per poi essere investito da un drammatico incidente: così Max Dillon diventerà Electro. Ma i guai per l'Uomo Ragno non sono di certo finiti. Ci si mette pure il Goblin II a complicargli la vita, dando via al sottotesto che porterà allo spin off con protagonisti i Sinistri Sei, sorta di sindacato criminale che gli amanti del fumetto ragnesco conoscono bene.

Due ore e venti e non sentirle. Il film di Webb diverte, intrattiene ed emoziona, in particolare chi ha già amato, o ama tuttora, il fumetto creato nel 1962 da quel geniaccio di Stan Lee con la (non tanto) amorevole partecipazione del disegnatore Steve Ditko. L'Uomo Ragno ha sempre appassionato il pubblico, prima fumettistico e poi cinematografico, per la sua trasversalità. Chiunque può riconoscersi in un imbranato e impacciato studente che all'improvviso riceve in dono, o in condanna, un grande potere.

Il bello è che chiunque può sognare di essere dietro quella maschera, di svolazzare tra i grattacieli della Grande Mela e salvare fanciulle in pericolo. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: la necessità del sacrificio, della rinuncia. Le grandi responsabilità sono quelle che tormentano Peter Parker. È possibile ricordarsele sempre e rinunciare a una vita al di fuori del costume oppure bisogna rassegnarsi a essere solo la maschera? Uomo Ragno oppure Ragno Uomo? Il dilemma è di difficile soluzione, tanto che la Casa delle Idee (nome in codice della Marvel) ci campa da più di 50 anni. Seppur Andrew Garfield non incarni proprio il goffo ma geniale occhialuto del primo Parker ma semmai la sua versione aggiornata al nuovo millennio della serie Ultimate, gli attori sono azzeccati, in particolare la bellissima Emma Stone. Certo, continua a sentirsi la mancanza del direttore del Daily Bugle J. Jonah Jameson ma c'è di che essere soddisfatti davanti a un film che è prima di tutto uno spettacolo per gli occhi. Come direbbe un'altra donna di Spidey, la rossa Mary Jane, Marc Webb va omaggiato con un bell'"ammettilo tigrotto, hai fatto centro".

emma stone 800

Culture

Potente, divertente e innamorato. Spider Man è più amazing che mai

AFFARI AL CINEMA

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10. NYMPHOMANIAC, L'ANTIPORNO D'AUTORE

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12. NOAH, LA BIBBIA DIVENTA FANTASY

13. TRANSCENDENCE, COSI' L'UOMO-MACCHINA DIVENTA UN DIO

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Incrociate le tele, cari Spider-fan di ogni genere ed età, perché questa volta il caro vecchio arrampicamuri è davvero amazing. Sì, perché Marc Webb è finalmente riuscito a restituire tutto lo spirito dell'Uomo Ragno, o Spider Man che dir si voglia. Scene d'azione esaltanti, nemici interessanti (specialmente un Electro ineditamente di colore con l'interpretazione di un convincente Jamie Foxx), l'immancabile romance, e quella vena tragica che da sempre accompagna l'eroe in tuta rosso e blu.

La vicenda riprende da dove si era chiusa quella della prima, meno brillante, parte del reboot webbiano (mai cognome fu più azzeccato). Peter Parker sta per laurearsi e deve fare i conti la promessa fatta a George Stacy: tenere la sua adorata figlia Gwen lontana dai pericoli mettendo a tacere i suoi sentimenti per lei. Nel frattempo un signor nessuno (tipico personaggio alla Marvel) si illude prima di essere il migliore amico di Spidey per poi essere investito da un drammatico incidente: così Max Dillon diventerà Electro. Ma i guai per l'Uomo Ragno non sono di certo finiti. Ci si mette pure il Goblin II a complicargli la vita, dando via al sottotesto che porterà allo spin off con protagonisti i Sinistri Sei, sorta di sindacato criminale che gli amanti del fumetto ragnesco conoscono bene.

Due ore e venti e non sentirle. Il film di Webb diverte, intrattiene ed emoziona, in particolare chi ha già amato, o ama tuttora, il fumetto creato nel 1962 da quel geniaccio di Stan Lee con la (non tanto) amorevole partecipazione del disegnatore Steve Ditko. L'Uomo Ragno ha sempre appassionato il pubblico, prima fumettistico e poi cinematografico, per la sua trasversalità. Chiunque può riconoscersi in un imbranato e impacciato studente che all'improvviso riceve in dono, o in condanna, un grande potere.

Il bello è che chiunque può sognare di essere dietro quella maschera, di svolazzare tra i grattacieli della Grande Mela e salvare fanciulle in pericolo. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: la necessità del sacrificio, della rinuncia. Le grandi responsabilità sono quelle che tormentano Peter Parker. È possibile ricordarsele sempre e rinunciare a una vita al di fuori del costume oppure bisogna rassegnarsi a essere solo la maschera? Uomo Ragno oppure Ragno Uomo? Il dilemma è di difficile soluzione, tanto che la Casa delle Idee (nome in codice della Marvel) ci campa da più di 50 anni. Seppur Andrew Garfield non incarni proprio il goffo ma geniale occhialuto del primo Parker ma semmai la sua versione aggiornata al nuovo millennio della serie Ultimate, gli attori sono azzeccati, in particolare la bellissima Emma Stone. Certo, continua a sentirsi la mancanza del direttore del Daily Bugle J. Jonah Jameson ma c'è di che essere soddisfatti davanti a un film che è prima di tutto uno spettacolo per gli occhi. Come direbbe un'altra donna di Spidey, la rossa Mary Jane, Marc Webb va omaggiato con un bell'"ammettilo tigrotto, hai fatto centro".